Nel 1989 ho fondato un'azienda per costruire una cosa che allora sembrava un'eresia: un programma che scrive programmi. Si chiamava dBsee, è stato venduto in più di diecimila licenze nel mondo e nel 1992 ha preso un premio allo SMAU per il disegno industriale.
L'idea era semplice e non è mai cambiata: il software non lo si scrive, lo si descrive. Si dichiara com'è fatto il dato, che cosa deve succedere, chi può fare che cosa. Il codice lo produce la macchina.
Trentasette anni dopo faccio ancora quello. È cambiato tutto intorno, e il mestiere no.
Perché il su misura è stato un lusso per trent'anni
Chiedi a un imprenditore se il gestionale che usa somiglia a come lavora la sua azienda. Ti risponde di no, e poi ti spiega perché va bene così: il su misura costa troppo, ci mette troppo, e quando è finito è già vecchio.
Aveva ragione. Un software scritto a mano per una singola impresa costava come un capannone e invecchiava peggio: bastava un cambio di normativa, un prodotto nuovo, un modo diverso di fatturare, e ogni modifica era un cantiere.
Così si è fatto il contrario: si compra un pacchetto standard e si piega l'azienda al software. Funziona, fino a un certo punto. Il punto è che quello che l'impresa fa di diverso dagli altri — cioè esattamente la ragione per cui vince — nel pacchetto non ci sta, e finisce in un foglio di calcolo a fianco. Poi in dieci fogli. Poi in una persona che li tiene insieme e non va mai in ferie.
Quello che è cambiato non è la velocità
Qui c'è l'equivoco che sento più spesso, e adesso lo sento a proposito dell'intelligenza artificiale: si pensa che il vantaggio sia scrivere il codice più in fretta.
Non è quello. Scrivere la prima versione è sempre stata la parte facile.
Il vantaggio è che la decima modifica costa come la prima. Se il software è descritto invece che scritto, cambiarlo vuol dire cambiare la descrizione e rigenerare. Non c'è nessun punto in cui qualcuno deve ricordarsi che quel controllo sta anche in altri quattro posti, perché quei quattro posti non li ha scritti una persona: li ha prodotti una macchina, dalla stessa riga.
È una differenza che non si vede il primo giorno e decide tutto dal secondo anno. Un software che si cambia in un pomeriggio viene cambiato. Un software che si cambia in tre settimane non viene cambiato: viene aggirato, con un foglio di calcolo.
E adesso l'intelligenza artificiale
L'AI generativa è il capitolo nuovo di questo stesso mestiere, ed è un capitolo grosso: oggi una parte consistente del codice la scrive un modello, e la scrive bene.
Ma porta con sé, ingigantito, il rischio di sempre: produrre in fretta del codice che nessuno sa mantenere. Mille righe generate in un minuto sono mille righe che qualcuno dovrà capire fra due anni, e se sono state prodotte senza un modello dichiarato sotto, sono mille righe che si contraddicono fra loro in modi che nessun errore segnala.
Quindi la domanda da fare a chi ti propone un software oggi non è «lo fate con l'AI?». È un'altra: quando fra un anno vi chiederò una modifica, che cosa dovrete toccare? Se la risposta è «dipende, bisogna vedere dov'è finita quella logica», il prezzo vero non l'hai ancora visto.
Che cosa serve perché funzioni
Tre cose, e nessuna è tecnologica.
Un modello dei dati dichiarato. Non disegnato una volta e poi lasciato indietro: quello che la macchina legge per generare. Se il modello è la verità, il codice non può scostarsene.
Convenzioni uniche. Un concetto, un nome, un posto. Due nomi per lo stesso dato sono il modo in cui nasce il disordine, e quel disordine la generazione lo moltiplica invece di assorbirlo.
Qualcuno che dica di no. La facilità di generare è pericolosa quanto è utile: se ogni richiesta diventa una funzione, in due anni hai un prodotto che fa tutto e non si capisce più. Il mestiere è decidere che cosa non entra.
Che cosa vuol dire per un'impresa piccola
Vuol dire che la domanda «standard o su misura» oggi si pone in modo diverso.
Non si tratta più di scegliere fra un pacchetto che costa poco e un progetto che costa come un capannone. Si tratta di decidere quali due o tre cose la tua azienda fa in modo suo — e farle bene, nel software, invece di tenerle in un foglio di calcolo che apre una persona sola.
Il resto, dove sei uguale a tutti, prendilo standard. È un buon affare esattamente lì.
Il metodo con cui si decide che cosa fare per primo è un'altra cosa, e comincia dal guardare: Prima si guarda com'è davvero.