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Aldo Pomponi

Controllo di gestione e cambiamento nelle piccole e medie imprese.

· Aldo Pomponi

L'intelligenza artificiale si capisce con le mani

Un martello serve, e può anche romperti un dito. Perché la teoria non basta, perché le versioni gratuite non contano, e che cosa vuol dire entrare in cucina.

Se il tema e' vivo nella tua impresa, raccontamelo in mezz'ora

Sull'intelligenza artificiale si discute molto: il pericolo, la fine del mondo che incombe, il grande fratello che ci controllerà la vita. Non ho la competenza per dire chi ha ragione, e non è quello che mi interessa qui.

Un martello, se lo usi male, ti rompe un dito. Con un martello si può anche commettere un reato. Non per questo togliamo i martelli dal mercato. L'intelligenza artificiale è un martello molto grosso, e me ne rendo conto.

Quello che ho deciso di fare nel mio mestiere è un'altra cosa: aiutare le persone a usare gli strumenti di oggi per fare meglio quello che stanno già facendo. Da lì in avanti parlo da utente, non da profeta.

Si capisce con le mani, come un processo produttivo

Questa è la cosa che ripeto più spesso, ed è quella su cui vedo sbagliare quasi tutti.

Prova a capire un processo produttivo in teoria. Non ci riesci. Capisci la teoria, che è un'altra cosa. Programmare una macchina utensile, sapere che fare quando si pianta, riconoscere da dove viene un difetto: quello lo impari con le mani, o guardando lavorare qualcuno, o stando lì a osservare il sistema mentre gira. Bisogna avvicinarsi alla materia.

Con l'intelligenza artificiale è identico. Chi ne parla avendo letto degli articoli dice cose sensate e non sa niente di che cosa succede quando ci lavori davvero: dove si inceppa, che cosa le devi dire, quando ti sta dando una risposta buona e quando una plausibile.

Il difetto di partire dal gratis

Parlo con persone di aziende serie che hanno passato sei mesi a provare un'intelligenza artificiale nella versione gratuita, e ne escono fredde: «qualcosa riesco a fare, ma solo qualcosa, e non è che sia entusiasta».

Hanno ragione loro, e il problema non è lo strumento: è che hanno provato una versione a cui hanno tolto dei pezzi. Le versioni gratuite servono a una cosa sola, guardare che aspetto ha la macchina. Per una prova breve vanno benissimo. Per decidere se una tecnologia serve alla tua impresa, no: stai giudicando un attrezzo che non è quello vero, e la conclusione che ne trai te la porti dietro per anni.

Se vuoi capire se ti serve, la prova si fa con lo strumento intero. Costa qualche decina di euro al mese, cioè meno di qualunque altra cosa su cui stai decidendo.

Portare l'imprenditore in cucina

Ecco la parte che mi piace di più, e la parola giusta è proprio questa: la cucina.

Quasi tutti usano l'intelligenza artificiale in un modo solo: faccio una domanda, ottengo una risposta. È il ristorante. Il piatto arriva, lo guardi, lo mangi o lo mandi indietro.

Un passo indietro c'è la cucina, cioè il posto dove le cose si fanno. Cucinare, qui, vuol dire scrivere un documento, costruire una pagina web, mettere in piedi un sito intero solo per provare un'idea e farla guardare a un cliente o a un socio prima di spenderci sopra. Vuol dire un preventivatore, un configuratore, una cosa interattiva che prima avresti dovuto commissionare per sapere se aveva senso.

Il salto non è tecnologico, è di posizione: si passa dal chiedere al fare insieme.

«Ma io non sono un informatico»

Questa obiezione arriva sempre, ed è quella a cui rispondo più volentieri: in una certa misura, adesso, lo sei.

Con una specifica scritta in italiano corrente — che cosa deve fare, per chi, che cosa deve succedere quando — ottieni qualcosa che funziona. Non sarà il lavoro della tua vita e non è quello il punto. Il punto è che puoi modellare, provare, buttare via e rifare senza discutere con nessuno, finché la cosa che hai in testa esiste abbastanza da poter essere guardata.

Poi quel prototipo lo metti in mano a chi il software lo fa di mestiere, che è un altro lavoro e resta un altro lavoro. Ma ci arrivi con un'idea che ha già un corpo, invece che con una riunione in cui la spieghi a parole. E quasi sempre ci arrivi con qualcosa di diverso da quello che avevi immaginato all'inizio, perché mentre la costruivi l'hai capita meglio.

Per inciso, non è una novità assoluta: è il mestiere che faccio da quarant'anni, da quando scrivevo generatori di codice. Il software che si adatta invece di essere riscritto è sempre stato il filo della mia storia professionale, e l'ho raccontato Il software che si genera. Oggi quella cosa è diventata semplice. Va presidiata, ma è semplice.

E poi c'è l'automazione

L'altro pezzo, quello che in azienda dà i risultati più vistosi, è collegare gli strumenti a quello che già usi: la posta, il CRM, i documenti. Far fare alla macchina le cose ripetitive, che sono sempre più di quante uno se ne ricordi, e tenersi il tempo per quelle che richiedono una testa.

Qui i numeri sono seri, e si vedono su casi veri, non nelle dimostrazioni.


Da dove si comincia, e con chi ragionarci: E io a chi lo chiedo?.